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IL TURISMO DELLE RADICI E IL SUO GRANDE POTENZIALE PER L'ABRUZZO



Immaginate di essere nati in un paese straniero da genitori italiani e di conoscere le storie, i luoghi e il folklore delle vostre origini solo attraverso quei racconti della vostra famiglia che, con il tempo, vi hanno indotto a voler investire in viaggi al solo scopo di tornare, fare un tuffo nel passato e vivere il tutto in prima persona. Questo fenomeno prende il nome di "Turismo delle radici", un trend in crescita negli ultimi tempi e che, proprio quest'anno, dovrebbe risplendere al massimo del suo fulgore.


Il 2024 è stato infatti dichiarato "l’anno del turismo delle radici" e, cioè, di quel tipo di turismo sviluppato per via degli italiani emigrati nel mondo (circa 60/70 milioni di persone), che desiderano tornare proprio allo scopo di visitare i luoghi natii.


Si tratta, in genere, dei cosiddetti “nostalgici”, ovvero quei migranti di prima generazione, molto legati al territorio, che parlano bene l'Italiano, o più spesso il dialetto, e che si sentono i classici italiano all’estero. Per loro, il desiderio di condividere con la famiglia la propria storia è molto forte e, da veri e propri testimonial di italianità all’estero, durante i viaggi sanno perfettamente dove andare e come muoversi.


A questi si aggiungono poi i figli e i nipoti, i cosiddetti italiani di seconda generazione, che non si definiscono solo italiani, ma italo-americani, italo-argentini, italo-canadesi, italo-belga... Il loro desiderio è principalmente quello di approfondire le proprie radici come ricerca di identità, con il viaggio in Italia che significa sì rivedere i luoghi di origine della propria famiglia, come i borghi, le case o i cimiteri dove sono sepolti i propri antenati, ma anche conoscerne le tradizioni e viverle in prima persona attraverso vere e proprie esperienze immersive.


Infine, c’è il “curioso”: nato all’estero da genitori italiani, ha finora vissuto la nostra cultura solamente attraverso il filtro dei social, del cinema e della televisione e ora vuole concedersi un’esperienza di italianità, pur senza il bisogno di voler riscoprire le proprie radici. Ed è per questo che, privo dell’esigenza di visitare i luoghi della sua famiglia, si rivela il profilo più turistico di tutti: probabilmente sceglierà come mete quelle più amate dai visitatori stranieri in generale e avrà somme maggiori da spendere in tal senso.


Un bacino di utenza molto ampio, quindi, che anche per il nostro Abruzzo che, ricco di piccoli centri interni in gran parte abbandonati proprio dai migranti di prima generazione, paesaggi spettacolari e tradizioni da valorizzare, si presta facilmente a questo tipo di turismo. Ed è proprio questo il motivo per cui, anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo deciso di investire e puntare a una seria programmazione progettuale che vada in questa direzione. D'altronde, siamo consapevoli del fatto che quello che lega gli italiani che risiedono all'estero al nostro Paese è un legame indissolubile, anagrafico ma anche spirituale, talmente forte da dover indurre gli stessi operatori a voler mettere a disposizione servizi dedicati per agevolare i viaggi, accogliere e assistere i viaggiatori delle radici.



Non a caso, già nel novembre scorso, abbiamo voluto essere presenti alla seconda edizione del Roots Tourism International Exchange di Matera, evento patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e organizzato da Apt Basilicata in collaborazione con Enit, proprio con il fine di promuovere la cultura e la professionalità dell’offerta legata al turismo delle origini. In quell'occasione, abbiamo potuto conoscere da vicino i diversi aspetti di questo trend in crescita e abbiamo appurato che l'italiano all'estero è soprattutto un viaggiatore interessato a cogliere l’essenza dei luoghi che visita, spesso piccoli borghi e rotte meno battute dai grandi flussi e che, apprezzando tutti gli aspetti culturali del territorio, viaggia con

l'obiettivo di rafforzare il legame affettivo con il luogo di provenienza familiare, a cui si sente di appartenere, proprio perché emotivamente coinvolto.


Alla luce di tutto questo, abbiamo quindi iniziato a considerare questi viaggiatori non come comuni turisti ma come membri della nostra comunità, ospiti speciali su cui basare il nostro lavoro proprio al fine di sviluppare specifici sstemi di accoglienza e di ospitalità, attraverso programmi e iniziative diverse. Tra queste, sicuramente quella di "Les Racines des Abruzzes" che, il 15 marzo prossimo, ci permetterà di varcare i confini nazionali e di presentare la nostra regione come destinazione turistica a tutte quelle comunità di abruzzesi che, pur risiedendo ormai da anni in terra belga, sono ancora fortemente legate all'Italia e alle sue tradizioni.


Un progetto nato con l'obiettivo di coniugare musica, cultura e prodotti tipici, su iniziativa del tour operator marsicano che ormai da anni promuove turismo accessibile sulle nostre montagne, Appennini for all, che ci ha voluto coinvolgere direttamente, insieme ad altre due importanti realtà turistiche abruzzesi, entrambe operative in zona Valle del Tirino: Calipso Capodacqua e Tenuta Il Guerriero.


Ad accoglierci, nella sede della Regione Abruzzo a Bruxelles, saranno presenti anche due specifiche delegazioni: quella di "Abrussels", associazione culturale locale, composta da appunto abruzzesi all'estero e costituita proprio al fine di promuovere la cultura abruzzese nella capitale belga e nei suoi dintorni, e quella di Comtes, il Comitato degli italiani all'estero. E non vediamo l'ora incontrarci con entrambe le realtà, anche solo per toccare con mano quel senso di appartenenza ai nostri luoghi da parte di chi, pur non vivendoci più, si sente legato indissolubilmente all'Abruzzo e alle sue peculiarità.






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